La Storia

 

LA CAMERA DEL LAVORO DI MILANO

"La Camera del Lavoro di Milano, già al suo nascere, segna il sindacalismo italiano di un tratto caratteristico che lo fa diverso dalle altre esperienze europee. Le Camere del Lavoro, infatti, superando i confini dell’organizzazione di mestiere, propongono il patrocinio e la tutela degli ‘interessi dei lavoratori, per educarli, praticamente alla fratellanza e al mutuo appoggio’. Diventano in tal modo strumenti di lotta per la conquista di nuove condizioni di lavoro per apprendisti, per le donne e i fanciulli, per una durata di lavoro più umana, per garantire l’insegnamento professionale, l’elevazione culturale, la ricerca del lavoro e il collocamento" (Luciano Lama, 1981)  
DALLA NASCITA ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Negli anni in cui la Camera del Lavoro inizia la sua attività, l'Italia vive una gravissima crisi economica segnata da forti tensioni sociali causate dal peggioramento delle condizioni di vita, dal rincaro dei prezzi del pane, dalla contrazione dei salari; Milano, in particolare, attraversa una crisi profonda collocata tra due ondate di industrializzazione.

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L'azione dei lavoratori italiani contro lo sfruttamento e la disoccupazione, aggravata dalla depressione economica iniziata nel 1887 e prolungatasi fini al 1897, trova nella Camera del Lavoro un nuovo strumento di organizzazione dei lavoratori.
 

La Camera del Lavoro come struttura territoriale che realizza l'unità delle "Società di lavoratori salariati organizzati per Sezioni di arti e mestieri…per lo studio e la difesa degli interessi economici , industriali, agricoli, commerciali, e di tutto quanto si rifletta al miglioramento morale e materiale della classe lavoratrice" diverrà il modello delle istituzioni analoghe sorte ben presto in altre città.

 
Le principali tappe
 
1889-90. Osvaldo Gnocchi Viani, organizzatore sindacale dei tipografi, ispiratore del partito Operaio e il più attivo propagandista per la costituzione delle Camere del Lavoro, propone l'avvio di un'istituzione simile alla Borsa del lavoro di Parigi, che si occupi non solo del collocamento della manodopera, ma che funga da mediatrice tra padrone e operaio. Inizia la fase preparatoria e di dibattito che porterà alla costituzione del nuovo strumento organizzativo territoriale.
 
1890. "Il Tipografo", foglio di una delle più importanti e forti organizzazioni milanesi di categoria, pubblica un appello per la costituzione della Camera del lavoro di Milano e provincia; il Comitato di studio e propaganda fra le società operaie aderenti pubblica "La borsa del lavoro in Milano suoi scopi, benefici e modo di funzionare".
 

1891. Il 1° ottobre la Camera del Lavoro di Milano entra ufficialmente in funzione. La Giunta municipale Belinzaghi concede un sussidio di 15.000 lire annue e l'uso di alcune stanze del castello Sforzesco. Confermato e progressivamente aumentato, il sussidio del Comune e le quote sociali permetteranno di svolgere con continuità un compito riconosciuto di pubblica utilità.

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La Camera del Lavoro inizialmente si propone di svolgere un'azione per la difesa degli organizzati nel campo del collocamento e per la conciliazione delle vertenze sindacali. Struttura "orizzontale", a base territoriale, diventa ben presto la rappresentanza sindacale unitaria e il punto di riferimento di larga parte dei lavoratori. Negli anni successivi, alla funzione sindacale e di collocamento si intrecciano funzioni politiche e culturali, all'interno di una scelta di campo democratica e socialista.
 
Nello stesso anno si costituiscono le Camere del Lavoro di Piacenza e Torino e nel volgere di breve tempo ne nasceranno numerose in altre città.
 
1892. Parte da Milano operaia l’adesione alla giornata di lotta del 1° maggio, che il movimento operaio e socialista decide di adottare per ricordare i "martiri di Chicago" e per le otto ore di lavoro. La manifestazione del 1° maggio vede la Camera del Lavoro in prima fila nella sua organizzazione.
 
1893. Le Camere del Lavoro decidono in un congresso tenuto a Parma la creazione di una federazione centrale con sede in Milano
 
1894. La Camera del Lavoro appoggia costantemente le agitazioni e le vertenze dei lavoratori, assai intense in quegli anni di grave crisi economica; è quindi coinvolta nell'offensiva del governo Crispi contro socialisti e operai per la solidarietà manifestata verso il movimento dei Fasci siciliani che porta allo scioglimento di alcune sezioni.
 

La sede della Camera del Lavoro è trasferita dal Castello in Via Crocefisso.

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1895. Si riprende in pieno l'attività e il consolidamento delle strutture di base: le sezioni , 46 nel 1894, diventano 56 con 8.300 aderenti. Si riprende in pieno l'attività e il consolidamento delle strutture di base: le sezioni , 46 nel 1894, diventano 56 con 8.300 aderenti
 
1898. Un forte aumento del prezzo pane, da molti anni gravato dai pesanti dazi protettivi sul grano, innesca in tutto il paese un moto generale di protesta. I lavoratori di Milano sono in prima linea nell'azione, che assume un netto risalto politico antigovernativo. I gruppi dirigenti rispondono con l'intervento dell'esercito del generale Bava-Beccaris e lo stato di assedio che provoca 80 morti e 430 feriti tra la popolazione civile della città. La Camera del Lavoro viene sciolta con decreto del generale Bava Beccaris del 7 maggio 1898.

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1900. La battaglia per la ricostituzione della Camera del Lavoro e l'impegno a riprendere la cooperazione, bruscamente interrotta nel 1898, tra Municipio e organizzazioni operaie, è alla base del programma dell'Unione dei partiti popolari che vince le elezioni e costituisce la Giunta Mussi, (1899-1903.). La battaglia per la ricostituzione della Camera del Lavoro e l'impegno a riprendere la cooperazione, bruscamente interrotta nel 1898, tra Municipio e organizzazioni operaie, è alla base del programma dell'Unione dei partiti popolari che vince le elezioni e costituisce la Giunta Mussi, (1899-1903.)

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Ripresa in pieno l’attività, la Camera del Lavoro ottiene dalla nuova giunta la costruzione di case operaie municipali e contribuisce alla conquista della refezione scolastica gratuita per gli alunni bisognosi.
 
1901. Cresce la conflittualità dopo la stretta repressiva del 1898 e con la svolta liberale del nuovo governo Giolitti; di pari passo si rafforza l’organizzazione sindacale che supera i 40.000 iscritti e si costituiscono nuove leghe. In particolare nasce la federazione provinciale dei lavoratori dei campi grazie alla Camera del Lavoro che apre succursali a Gorgonzola, Busto Arsizio, Melegnano e Legnano.

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1902. La Camera del Lavoro appoggia la vertenza dei lavoratori della Pirelli che si conclude con il riconoscimento di numerose richieste operaie, tra cui la commissione interna. Nello stesso anno si registra lo sciopero delle "piscinine" che resterà a lungo uno degli episodi più vivi nella memoria popolare milanese. Centinaia di apprendiste sarte cravattaie e stiratrici, tra i nove e i quattordici anni, chiedono il sostegno alla Camera del Lavoro per l'aumento del salario e la salvaguardia della propria dignità contro "insidie cui sono sottoposte nelle loro quotidiane peregrinazioni attraverso le vie della rumorosa città".. La Camera del Lavoro appoggia la vertenza dei lavoratori della Pirelli che si conclude con il riconoscimento di numerose richieste operaie, tra cui la commissione interna. Nello stesso anno si registra lo sciopero delle "piscinine" che resterà a lungo uno degli episodi più vivi nella memoria popolare milanese. Centinaia di apprendiste sarte cravattaie e stiratrici, tra i nove e i quattordici anni, chiedono il sostegno alla Camera del Lavoro per l'aumento del salario e la salvaguardia della propria dignità contro "insidie cui sono sottoposte nelle loro quotidiane peregrinazioni attraverso le vie della rumorosa città".

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Nello stesso anno Milano è teatro di uno sciopero proclamato nel settore cotoniero per la riduzione dell’orario giornaliero da 11 a 10 ore: l’80% degli scioperanti è costituito da donne che con i fanciulli rappresenta gran parte della manodopera industriale impiegata nelle mansioni più dequalificate, sottoposta ad orari estenuanti, retribuita con salari di gran lunga inferiori a quelli maschili.

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1904. Nel settembre 1904, in seguito a una tragica catena di eccidi contro lavoratori, scoppia il primo sciopero generale nazionale, di cui la Camera del Lavoro cerca di assumere la guida. Da mesi, infatti la maggioranza all’interno della Camera del Lavoro, esaltava la superiorità del sindacato sul partito e lo sciopero generale come strumento di lotta rivoluzionaria.

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Lo sciopero che paralizza per cinque giorni il Paese è la dimostrazione del senso di solidarietà di classe dei lavoratori italiani. L’episodio ha però ripercussioni a livello cittadino; il Sindaco di Milano, che era rimasto neutrale, è aspramente criticato dall’opposizione moderata e questa circostanza segnerà l’inizio della riscossa dei moderati milanesi.
 
1906. La direzione della Camera del Lavoro è in mano ai riformisti che vincono le elezioni camerali sconfiggendo i sindacalisti rivoluzionari. La nuova direzione riformista però riuscirà a controllare con difficoltà la situazione determinatasi in seguito a gravi fatti luttuosi avvenuti a Torino e alle provocazioni durante lo sciopero dei gasisti dell’anno successivo, proclamando uno sciopero generale di protesta limitato nel tempo.
 
Milano è prescelta come sede della Federazione italiana delle Camere del Lavoro e il 29 settembre si riunisce il congresso costitutivo della CGdL Confederazione Generale del Lavoro.

Il congresso costitutivo della Confederazione Generale del Lavoro

1907. Turati inaugura il 1° Maggio la nuova sede in via Manfredo Fanti, dove si trovava anche la sede della CGdL.. Turati inaugura il 1° Maggio la nuova sede in via Manfredo Fanti, dove si trovava anche la sede della CGdL.
 
1909. In seguito alla fucilazione di Francisco Ferrer, fondatore dell’"Escuela moderna", improntata a fondamenti dottrinari laici e democratici, i lavoratori milanesi manifestano erigendo barricate davanti al consolato di Spagna.

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1911. La Camera del Lavoro e i lavoratori di Milano partecipano in prima fila allo sciopero generale di protesta proclamato dalla CGdL il 27 settembre 1911contro la guerra di Libia così come era avvenuto nel 1896 per l’Eritrea e nel 1901 per la Cina.
 
1912. In seguito alla guerra di Libia si accentuano la crisi economica e le misure antioperaie creando un clima di profondo malessere anche tra i lavoratori milanesi. Cresce il sindacalismo rivoluzionario guidato da Filippo Corridoni che decide di abbandonare la Camera del Lavoro e di costituire l’Unione Sindacale Milanese.
 
1914. Nel giugno del '14 sono uccisi a Villa Rossa di Ancora tre partecipanti ad un comizio antimilitarista. In seguito all'eccidio avvengono manifestazioni e scioperi che prenderanno il nome di "settimana rossa". Anche la Camera del lavoro di Milano proclama lo sciopero generale e aderisce alle manifestazioni di piazza, senza attendere le decisioni della C.G.d.L. Nel giugno del '14 sono uccisi a Villa Rossa di Ancora tre partecipanti ad un comizio antimilitarista. In seguito all'eccidio avvengono manifestazioni e scioperi che prenderanno il nome di "settimana rossa". Anche la Camera del lavoro di Milano proclama lo sciopero generale e aderisce alle manifestazioni di piazza, senza attendere le decisioni della C.G.d.L.

la "settimana rossa" a Milano. Un cordone di carabinieri blocca i viali circostanti all'Arena dopo un comizio.

La vittoria dei socialisti alle elezioni comunali è considerata dalla Camera del Lavoro come un proprio successo. La Giunta Caldara istituisce infatti un Assessorato del lavoro e si impegna nei settori dell'occupazione, dell'edilizia popolare, dell'istruzione e dell'assistenza instaurando una collaborazione più stretta con l'organizzazione sindacale.
 
1914/1915. Alla dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia si scatenano gli scontri tra interventisti, tra cui Filippo Corridoni e Mussolini, espulsi per questo dal Psi, e neutralisti. La Camera del Lavoro di Milano si pone al fianco del partito Socialista su posizioni decisamente neutraliste e organizza manifestazioni di massa e astensioni dal lavoro. Il movimento operaio offre così una testimonianza del suo radicato pacifismo e del senso di solidarietà internazionale che lo aveva sino ad allora contraddistinto.

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1915/18. Con l’entrata in guerra la Camera del Lavoro si prodiga in una grandiosa opera di assistenza e solidarietà che perdura per tutto il periodo bellico.

Operai militarizzati della Breda in posa accanto a proiettili e bossoli, 1917.

1918. Il 10 novembre a Milano si sfila per la pace ottenuta. Il 10 novembre a Milano si sfila per la pace ottenuta

 

 
 
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