Cgil Milano: Il decreto interviene con urgenza su un problema che non c’è. La vera emergenza sono le classi sovraffollate.
Milano, 29 settembre 2026 – La norma che fissa al 30% il tetto di studenti stranieri per ciascuna classe è per la CGIL Milano uno strumento più propagandistico che efficace. Arriva per decreto legge, con carattere d’urgenza, ma le classi dell’anno scolastico 2026/2027 sono già composte e le nuove regole produrranno effetti solo dal prossimo anno. Tutto ciò si inserisce inoltre in un percorso di atti amministrativi che da decenni orienta gli Uffici Scolastici nella gestione e nell’organizzazione didattica.
I numeri della città metropolitana mostrano quanto la misura sia lontana dalla realtà. I giovani tra i 6 e i 18 anni provenienti da famiglie non italiane sono 69.243, il 22,8% del totale della stessa fascia d’età (dato ISTAT al 1° gennaio 2026): una quota inferiore al limite indicato dalla norma. Il problema si porrebbe dove la residenza si scontra con la prossimità territoriale, cioè nei quartieri ad alta densità di famiglie straniere. Applicare il tetto costringerebbe ragazze e ragazzi a spostarsi da un territorio all’altro, con un movimento inverso di studenti italiani. Una cosa inimmaginabile.
«Non si può governare la scuola a colpi di slogan – dichiara Luca Stanzione, segretario generale della CGIL Milano. – Le scuole hanno già gli strumenti per affrontare i disallineamenti linguistici e, pur tra mille difficoltà, li usano ogni giorno per favorire integrazione e apprendimento. Serve sostenerle, non ostacolarle con un decreto che dichiara un’urgenza inesistente e produrrà effetti tra un anno. Quanto al tetto, per rispettarlo bisognerebbe spostare migliaia di ragazzi da un quartiere all’altro. Non è una politica scolastica, è un’operazione di facciata».
«Se davvero si vuole intervenire sulla qualità della scuola – prosegue Stanzione – bisogna partire da un’altra emergenza, quella delle classi sovraffollate. Nella scuola secondaria di secondo grado milanese 117.218 studenti hanno a disposizione 5.262 aule, dove si alternano 9.316 docenti. La media di 22 studenti per aula nasconde profonde diseguaglianze tra territori e condizioni socio-economiche, che fanno la differenza tra i gruppi sociali a prescindere dalla nazionalità. Se prendessimo a riferimento la media lombarda di 20 studenti per aula, a Milano servirebbero almeno 526 classi e 930 docenti in più. Sono queste le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio in condizioni normali e per mettere chi insegna nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro, delicato e complesso, in un ambiente adeguato che riconosca il valore della sua funzione».

