martedì, 10 Marzo 2026

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Milano Città dei Saperi

La Cgil lancia la “Città dei Saperi” come vocazione di una Milano che fa i conti col proprio presente e il futuro prossimo. Dopo Expo 2015 e le Olimpiadi, oggi un punto di svolta dedicato alla ricerca e al lavoro. Su questo la Cgil lancia una tre giorni 14-15-16 aprile.

Un ecosistema che già esiste fatto di 400 mila lavoratori che ha bisogno di politiche a sostegno e tutele dei diritti e dei salari. Sul Corriere di oggi un contributo. Un vero censimento è impossibile – scrive Il Corriere Della Sera – ma con buona approssimazione si può stimare una popolazione di circa 400 mila anime. Secondo la Cgil milanese, che ha elaborato i conteggi, è questa la dimensione della «città dei saperi», cioè la somma delle persone che, in qualche modo, lavorano in un settore non omogeneo, non immediatamente visibile, a tratti persino difficile da definire, eppure ad alto valore aggiunto: l’economia della conoscenza, approdo della terza transizione nella storia imprenditoriale ambrosiana. In principio Milano, come il resto del mondo, viveva di agricoltura.

Poi arrivò – eccome – l’industria che disegnò il volto e l’anima della capitale del Nord. Poi anche la manifattura si è ritirata e ha lasciato campo libero al terziario in tutte le sue declinazioni. E nell’era post-Expo è esploso anche il grande ramo d’azienda della filiera del turismo. Mentre le strade si riempivano di dehors e lockbox, in modo meno visibile ma altrettanto importante è cresciuto anche un altro segmento: quello trasversale e multiforme della tecnologia, dell’innovazione, della creatività in ogni ambito.

Così, attorno alle otto università e alla loro popolazione di circa 230 mila studenti e 10 mila docenti, è cresciuta anche la popolazione dei «quadri» alle dipendenze delle aziende di ogni dimensione. «Non si tratta dei classici impiegati – spiega Luca Stanzione, segretario della Camera del lavoro – ma di figure che utilizzano tecnologie e, sempre di più, l’intelligenza artificiale». Sul territorio milanese, dal 2014 al 2024 queste figure sono più che triplicate: da 1.470 a 4.520. Un’elaborazione di Polis Lombardia, poi, sempre nel 2024, stima nel 20% l’impatto occupazionale dei possessori di un’istruzione terziaria, richiesta per ruoli in campo scientifico e tecnologico.

Proiettando quella percentuale sul tessuto milanese, il Dipartimento mercato del lavoro della Cgil arriva alla «approssimazione per difetto, in 400 mila addetti alle attività di cultura, ricerca e sviluppo». Inoltre, il numero dei lavoratori avviati negli ultimi tre anni ad attività di innovazione è cresciuto del 2,9% e, soltanto per quanto riguarda gli ingegneri, a Milano ne sono stati assunti 17.330 su un totale regionale di 23.538.

Insomma, per rispondere alla domanda di analisti e progettisti di software, informatici e laureati in generale, Milano ha assorbito 73,6% delle assunzioni lombarde. «C’è una città trasversale dei saperi che chiede di essere vista e sostenuta da un ecosistema», dice Luca Stanzione. Come? «Con strumenti urbanistici che agevolino l’insediamento di aziende e centri di ricerca; favorendo l’accessibilità ai saperi introducendo il prestito d’onore, attraverso la Fondazione welfare ambrosiano, per trattenere i talenti oltre il primo ciclo di studi; con la detassazione di tutte le spese che le persone sostengono per la propria formazione. Milano oggi è chiamata a scegliere e sostenere una sua nuova vocazione economica».