Il Comune di Roma ha visto la presentazione ufficiale del Comitato “Società civile per il NO al Referendum costituzionale”, un’iniziativa ampia e plurale che vede la partecipazione di associazioni, realtà sociali e sindacali, tra cui la CGIL. Il Comitato nasce con l’obiettivo di promuovere il No alla riforma costituzionale della magistratura conosciuta come “legge Nordio”, ritenuta da molte realtà della società civile e della rappresentanza democratica una modifica pericolosa dell’equilibrio dei poteri sancito dalla Costituzione.
Il comitato è presieduto dal professor Giovanni Bachelet e comprende tra i promotori figure del mondo della cultura, dell’associazionismo e della società civile, come Rosy Bindi, Maurizio Landini, Gianfranco Pagliarulo, Benedetta Tobagi e molti altri. La CGIL è tra le organizzazioni fondatrici, insieme ad ANPI, Acli, Arci, Auser, Libera, Libertà e Giustizia, Legambiente, Giuristi Democratici, Salviamo la Costituzione e molte altre realtà associative.
Perché votare NO
Secondo il Comitato e molte voci critiche alla riforma, la legge Nordio non affronta i problemi reali della giustizia italiana – come la lentezza dei processi, la carenza di organici e le condizioni del personale – e, al contrario, mette a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, uno dei pilastri della nostra democrazia costituzionale.
La campagna referendaria che si è ufficialmente aperta il 10 gennaio con un’assemblea pubblica a Roma intende informare e mobilitare cittadine e cittadini sulle ragioni del No e rafforzare un dibattito pubblico fondato sui valori costituzionali.
Raccolta firme per promuovere il referendum
La costituzione del Comitato si inserisce nel quadro di una più ampia raccolta firme digitale, resa possibile da una piattaforma ufficiale dedicata. Tutte le cittadine e i cittadini che vogliono sostenere la promozione del referendum possono firmare online autenticandosi con SPID o Carta di identità elettronica. Il link alla piattaforma è disponibile qui:
👉 https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034
La raccolta firme è una componente fondamentale della democrazia partecipata: permette infatti ai cittadini di portare avanti un’iniziativa referendaria che possa essere sottoposta all’esame della Corte Costituzionale e, in caso di ammissibilità, alla consultazione popolare.
Data del referendum e ricorso al TAR
La questione referendaria si intreccia con un recente sviluppo normativo e giudiziario: il referendum è stato ufficialmente fissato dal Governo per il 22 e 23 marzo 2026. Tuttavia, i promotori della raccolta firme hanno presentato un ricorso urgente al TAR del Lazio contestando la legittimità della data stabilita, ritenuta – secondo il ricorso – non conforme alle consuete garanzie procedurali e lesiva del diritto dei cittadini di firmare e formare i propri comitati per il No e per il Sì.
La questione è ora all’esame del Tar, che dovrà valutare la richiesta di sospensiva della delibera di fissazione della data referendaria, avanzata dai promotori con l’intento di assicurare tempi congrui per la piena espressione della partecipazione popolare.

