Il segretario generale Cgil Milano Luca Stanzione interviene sulle vicende giudiziarie legate alle piattaforme di consegna del cibo
In un’intervista a la Repubblica Milano, Luca Stanzione, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, interviene sull’inchiesta che coinvolge i rider e il sistema di caporalato legato ai grandi marchi, allargando lo sguardo ben oltre il singolo caso giudiziario.
Secondo Stanzione, il lavoro della Procura rappresenta un passaggio importante perché porta alla luce una realtà che il sindacato denuncia da tempo, anche nelle sedi istituzionali. Non si tratta però di un fenomeno circoscritto ai rider: ciò che emerge investe l’intero mondo del lavoro e mette in discussione uno dei principi fondanti dell’ordinamento giuslavoristico italiano.
«Sotto attacco c’è il principio di subordinazione», spiega. Un principio cardine del diritto del lavoro, che dà sostanza a quell’idea di “Repubblica fondata sul lavoro” sancita dalla Costituzione. Nel processo produttivo esiste un rapporto chiaro: qualcuno organizza e impartisce direttive, qualcun altro le esegue. Non può passare l’idea che, quando a governare è un algoritmo, il lavoro diventi automaticamente autonomo. L’algoritmo, osserva Stanzione, è oggi uno strumento diffuso in moltissimi settori: non solo nel lavoro povero e a bassa tutela, ma anche in ambiti ad alta qualificazione professionale. Proprio per questo la vicenda dei rider impone una riflessione più ampia sulla necessità di rafforzare e aggiornare il principio normativo della subordinazione.
Sul tema dei contratti, il segretario della Cgil Milano respinge l’argomento secondo cui sarebbe impossibile applicare un contratto nazionale ai rider. «Non è vero che non si possono fare contratti», sottolinea. Esistono già almeno tre contratti nazionali che prevedono la figura del ciclofattorino e alcune piattaforme, come Just Eat, li applicano. Il nodo, quindi, non è tecnico ma politico e culturale: si tratta di riconoscere che questi lavoratori sono portatori di dignità e di una professionalità che merita tutele piene.
Applicare un contratto nazionale significa, evidentemente, riconoscere la natura subordinata del rapporto di lavoro, come accade per molti dipendenti delle piattaforme digitali, ad esempio quelli di Amazon. Tuttavia, per Stanzione, non si può lasciare esclusivamente al sindacato e alla magistratura il compito di intervenire. È necessario un intervento legislativo che rafforzi e attualizzi il principio di subordinazione, adeguandolo alle trasformazioni tecnologiche e organizzative in corso.
Di fronte all’obiezione delle multinazionali, che sostengono di non poter assumere decine di migliaia di rider, la risposta è netta: l’equilibrio economico di grandi gruppi internazionali non può fondarsi su condizioni salariali che comprimono diritti e dignità.
Accanto alla dimensione contrattuale e normativa, la Cgil Milano sta lavorando anche su iniziative concrete sul territorio. Tra queste, l’idea di implementare punti di incontro e ristoro per i rider, spazi in cui possano trovare tutela, informazioni sindacali e occasioni di confronto. Ma il tema, ancora una volta, va oltre: riguarda il modello di sviluppo urbano. Una città costruita sulla velocità e sull’immediatezza, osserva Stanzione, rischia di rendere incompatibili i ritmi della vita con quelli del lavoro.

