La riqualificazione energetica finanziata da REPowerEU rischia di trasformarsi in un trauma sociale per centinaia di famiglie fragili. Il Comitato Inquilini e le organizzazioni sindacali propongono un piano alternativo a rotazione
Milano, 30 luglio 2026 — Un intervento di riqualificazione energetica e strutturale atteso da anni rischia di trasformarsi in un caso di grave allarme sociale nel quartiere popolare Lulli-Porpora, tra via Lulli 30, via Lulli 30bis, via Porpora 43 e via Porpora 47. CGIL Milano segue con attenzione la vicenda ed esprime piena solidarietà agli abitanti, sostenendo la mobilitazione avviata dal Comitato Inquilini insieme a SUNIA, SICET, Unione Inquilini e ASIA USB.
Un piano di riqualificazione senza un piano per le persone
L’intervento, promosso da ALER Milano e Regione Lombardia, si avvale dei finanziamenti europei del programma REPowerEU, con ulteriori risorse messe a disposizione dall’impresa esecutrice e dalla stessa Regione. Sulla carta, si tratta di un investimento importante per migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza strutturale di un patrimonio abitativo pubblico che ne ha urgente bisogno.
Il problema non è la riqualificazione in sé, ma il modo in cui è stata concepita la sua attuazione. Il piano predisposto prevede infatti lo svuotamento dell’intero comparto e lo spostamento obbligatorio di tutti i nuclei familiari residenti, senza che sia stato definito un piano di mobilità interna condiviso e senza la sottoscrizione di alcun Protocollo d’Intesa con le organizzazioni sindacali degli inquilini.
La situazione è precipitata durante l’incontro istituzionale del 24 giugno 2026, quando la dirigenza di ALER ha prospettato l’ipotesi di sgomberi forzati, alimentando un clima di forte tensione e provocando la netta opposizione di abitanti e sindacati.
Una comunità fragile: i dati del censimento autogestito
A rendere ancora più delicata la situazione sono le caratteristiche della popolazione residente. Il Comitato Inquilini ha condotto un censimento autogestito che ha coinvolto 79 nuclei familiari, pari a oltre il 52% dei residenti dell’intero comparto. I risultati parlano chiaro: tra il 75% e il 78% delle famiglie censite si trova in condizioni di grave vulnerabilità socio-sanitaria.
Si tratta in gran parte di anziani storici del quartiere che vivono soli, persone con disabilità fisiche e psichiche, minori e famiglie a basso reddito. Per questa popolazione, un trasferimento coattivo — e ancor più l’ipotesi di un “doppio trasloco”, cioè un allontanamento seguito da un rientro a distanza di due o tre anni — non rappresenta un semplice disagio logistico, ma un rischio concreto di trauma sociale e sanitario: la rottura di reti di cura, assistenza territoriale e prossimità che per molte di queste persone sono l’unico presidio di sicurezza quotidiana.
La proposta degli inquilini: un cantiere a rotazione, non uno svuotamento totale
Di fronte a questo scenario, abitanti e rappresentanze sindacali non si sono limitati a opporsi: hanno elaborato una proposta alternativa, costruita sui dati reali di occupazione degli stabili, che permetterebbe di realizzare la riqualificazione senza sradicare le famiglie dal proprio quartiere.
Il fulcro del piano è via Porpora 47, definito lo “stabile Volano”: su 107 appartamenti totali, oltre 70 risultano già sfitti, con due scale attualmente inagibili. Avviando qui i lavori in via prioritaria, l’edificio potrebbe essere trasformato rapidamente in una struttura di accoglienza temporanea per le famiglie provenienti dagli altri civici.
Via Lulli 30bis presenta invece le condizioni manutentive migliori del comparto, con soli 7 alloggi vuoti su 39: per questo stabile gli inquilini chiedono interventi leggeri e non invasivi, che non richiedano lo svuotamento dell’immobile.
Restano via Porpora 43 e via Lulli 30, per un totale di 86 nuclei familiari (43 per civico). Secondo la proposta, queste famiglie potrebbero essere ricollocate temporaneamente a rotazione sfruttando la disponibilità generata da Porpora 47 dopo la ristrutturazione, i 7 alloggi liberi di Lulli 30bis e gli spazi disponibili nei civici contigui Lulli 28 e Lulli 32.
Il risultato, secondo la ricostruzione degli stessi inquilini, sarebbe una mobilità interna al 100% del comparto: nessuna famiglia dovrebbe lasciare il quartiere, e la riqualificazione potrebbe procedere per fasi successive senza il trauma di uno sgombero generalizzato.
La posizione di CGIL Milano
CGIL Milano ribadisce il proprio sostegno alla riqualificazione energetica del patrimonio ERP, considerandola una priorità di giustizia sociale e ambientale. Ma un intervento di questo tipo non può realizzarsi scaricando il proprio costo umano sulle fasce più fragili della popolazione residente.
Per questo il sindacato chiede ad ALER Milano e Regione Lombardia il ritiro immediato di ogni ipotesi di sgombero forzato, l’apertura senza ulteriori ritardi di un tavolo di confronto con il Comitato Inquilini e le organizzazioni sindacali finalizzato alla sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa vincolante, una valutazione seria e trasparente della proposta di cantierizzazione a rotazione avanzata dagli abitanti, e il riconoscimento della vulnerabilità socio-sanitaria della popolazione come criterio prioritario in qualunque piano di intervento.
CGIL Milano continuerà a seguire da vicino l’evolversi della vicenda e a sostenere la mobilitazione degli inquilini di Lulli-Porpora, nella convinzione che il diritto alla casa, alla salute e alla continuità delle cure territoriali non siano negoziabili.

