domenica, 26 Maggio, 2024
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(in foto i giornalisti e le giornaliste della redazione del Tg regionale, oggi in sciopero)

Oggi è sciopero dei giornalisti e giornaliste Rai. A loro, e in particolare alla redazione di Milano, va tutta la nostra solidarietà.
La Rai è l’azienda culturale più importante del paese eppure non investe nel personale, non stabilizza i precari, accorpa testate senza discutere col sindacato, taglia le retribuzioni.
Per non parlare degli evidenti tentativi di censura.
“Preferiamo perdere uno o più giorni di paga che perdere la nostra libertà – si legge nel comunicato di Usigrai -. Convinti che la libertà e l’autonomia del servizio pubblico siano un valore di tutti e la Rai è di tutti”

Grazie ai giornalisti che oggi hanno scioperato; le loro rivendicazioni, la loro battaglia, riguarda la qualità dell’informazione nel nostro Paese e quindi la qualità della nostra democrazia“. A dirlo è Luca Stanzione, segretario generale della CGIL di Milano, che aggiunge: “Il rapporto di Reporter Senza Frontiere retrocede l’Italia al 46° posto nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo; questo è un fatto preoccupante che impone a noi tutti la massima attenzione”.

In Rai si respira un’aria sempre più pesante. Sempre più spesso collegata ad esigenze di compatibilità politica e sempre meno alla valorizzazione delle innumerevoli professionalità che l’azienda esprime“. Così Paolo Zanetti Polzi, segretario generale Slc CGIL Milano, il sindacato dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo e delle telecomunicazioni.
“Da tempo – continua Zanetti Polzi – come SLC CGIL siamo impegnati non solo a rappresentare le istanze quotidiane delle lavoratrici e dei lavoratori (oggi contenute nella piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo, oggetto di dilazioni aziendali), ma anche a costruire un percorso plurale con le tante realtà della società civile, per ridare un senso al servizio pubblico e spingere per una seria riforma della governance aziendale. E’ infatti necessario ridare a Rai l’autonomia gestionale e finanziaria a garanzia di un accesso plurale e democratico all’informazione e alla cultura“.
“È questo il motivo che a livello nazionale ci ha portato, insieme ad Usigrai, Articolo 21, Fnsi, Ucsi, Rete no bavaglio e TvMediaWeb a promuovere in questi giorni con convinzione il ricorso al TAR contro le modalità di selezione dei componenti il Cda Rai di nomina politica. Modalità in palese contrasto con le norme costituzionali e l’Emfa, il nuovo regolamento europeo sulla libertà di informazione”.

 

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