Reti in Comune Contrattare l’innovazione-disegnare la città partecipata

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Oggi la distribuzione della popolazione mondiale manifesta una tendenza alla concentrazione in mega aree urbane.

Il tasso di crescita della popolazione nelle aree urbane é superiore di quasi tre volte quello della popolazione in genere e le città di maggiori dimensioni tendono a fondersi sia per il progressivo contatto delle zone edificate sia per la messa in comune di reti di comunicazione e di trasporto.

Al 2025 oltre 5 mld di persone popoleranno le città metropolitane a livello globale ed in Italia, ad oggi, circa 22 mln di abitanti risiedono nelle città metropolitane, così come definite dal decreto di loro istituzione.

Siamo consapevoli che in Italia il disegno delle città metropolitane non è sempre coerente e la sfera decisionale istituzionale non sempre adeguata, poiché si è operata una scelta di confine amministrativo e non funzionale e le città metropolitane in sé hanno così poche attribuzioni che si continua ad insistere sul comune capoluogo. Nell’interlocuzione governativa il tema degli assetti istituzionali delle città è dunque a nostro avviso prioritario.

Tuttavia, nelle more di un’asuspicabile ridefinizione, questa considerazione non può impedirci di avanzare proposte per esercitare il nostro ruolo negoziale e proporre sperimentazioni che complessivamente possano agevolare ed abilitare anche luoghi non necessariamente ricompresi nei confini della città metropolitana.

L’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Covid 19 ha imposto una decisa accelerazione nell’utilizzo delle nuove tecnologie sia per i cittadini che per aziende e Pubbliche amministrazioni, ma ha anche evidenziato come l’utilizzo della tecnologia possa essere elemento di ulteriore polarizzazione delle diseguaglianze se non accessibile a tutti.

I luoghi a maggiore connettività, con infrastrutturazione e tecnologie adeguate e consolidata erogazione di servizi digitali da parte della PA, hanno permesso ad esempio ai cittadini di svolgere più facilmente attività in Smart working, di fruire con minor difficoltà della didattica a distanza e di interloquire, al bisogno, con gli enti locali.

Di fatto, per il futuro prossimo, è evidente che bisognerà ripensare lo sviluppo tecnologico in un’ottica di creazione di ecosistemi innovativi, che rispondano ai bisogni di tutti gli attori coinvolti. Questo rende ancora più centrale il ragionamento relativo alla progressiva trasformazione dei luoghi e imprescindibile una condivisione di un modello di Smart city a livello nazionale che consenta una riorganizzazione democratica dei luoghi, un coordinamento del funzionamento dei servizi pubblici a beneficio della collettività, una gestione integrata dei nodi territoriali del sistema sanitario, un ripensamento complessivo delle dinamiche urbane con un ribilanciamento delle periferie, spesso ancora sbilanciate e monofunzionali, come nuovi centri secondo un modello di città diffuso e policentrico.

Da molti studi di merito è emerso che le città con diffuse infrastrutturazione materiali ed immateriali saranno più resilienti. L’utilizzo in rete delle risorse disponibili e la partecipazione di tutti gli attori ad un ridisegno dei luoghi, finalizzato allo sviluppo sociale, culturale economico ed urbano, è la sfida preesistente al COVID 19 oggi più che mai ineludibile.

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